L’insostenibile leggerezza del vuoto

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E’ difficile relazionarsi col vuoto. Che sia fisico o mentale, noi esseri umani tendiamo a riempirlo, perché ne abbiamo paura. Il silenzio, il bianco delle pareti, il tempo libero, il digiuno, la solitudine sono da sempre qualcosa da cui fuggiamo.

E se spezzassimo questa catena? Potremmo accorgerci che nel silenzio nascono le idee e il dialogo con noi stessi. Potremmo trovare il bianco delle pareti sgombre rilassante, contrariamente al chiasso di tanti quadri messi a casaccio. Potremmo dedicare i momenti liberi alla meditazione, al relax, al riposo. Potremmo ascoltare l’inappetenza e rispettare il nostro corpo, senza mangiare solo perché è ora di sedersi a tavola. Potremmo persino renderci conto che la solitudine stimola la creatività e ci aiuta a trovare quello che è meglio per noi.

Perché affannarsi a riempirlo, il vuoto?

E’ solo un modo per ritardare il confronto.

In un mondo sovrappopolato, oberato di impegni, sovraccarico di cose, obeso, stordito da informazioni ridondanti e spesso fasulle, lasciare andare è l’unica soluzione per trovare pace.

Svuotare, liberare e ascoltare il proprio respiro.

Ci vorrà coraggio inizialmente, ma andrà sempre meglio. Ci accorgeremo che tutto quello che trattenevamo è solo una zavorra. E che noi non siamo altro che spazio vuoto tra le molecole che ci compongono.

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