Coronavirus e minimalismo

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Sono tempi duri, questi. Per noi che non abbiamo fatto la guerra, che non viviamo in zona di terremoto o alluvioni, che non abbiamo conflitti in corso, che la povertà la vediamo solo in televisione la pandemia di Covid19 è una doccia gelata.

Io per prima sono rimasta a bocca aperta quando ho visto i banchi dell’Esselunga vuoti che si vedeva il fondo. Scambiavo, il lunedì successivo al primo caso in Italia, sguardi increduli con le altre persone rimaste senza uova, carne, farina, pasta, acqua, detergenti per la casa. Ma cosa ne sappiamo noi, figli del consumismo, della paura? Cosa ne sappiamo di quello spettro che si insinua nell’inconscio che porta le persone a ragionare con la parte più primordiale del cervello? Per questo rimaniamo di sasso al primo stravolgimento di abitudini.

Ci viene sconsigliato di uscire, proibito di andare a scuola o in università, in palestra, a fare l’aperitivo, ci impongono di non abbracciarci e stringerci la mano, di tenerci a un metro di distanza l’uno dall’altro. E ci sentiamo soffocare. L’ansia aumenta. Non siamo capaci di gestire le restrizioni, la mancanza di libertà non appartiene ai nostri giorni in cui ogni azione è volta alla ricerca di indipendenza ed emancipazione.

Ci ritroviamo a guardarci in faccia, senza ben sapere cosa fare e dire, se non commentare superficialmente gli ultimi aggiornamenti sentiti al TG.

C’è un però.

Questa situazione può insegnarci qualcosa: la capacità di sopportare il silenzio, l’immobilità, la noia. Possiamo riscoprire cose che nella frenesia di ogni giorno avevano perso appeal, dimenticate in un tempo in cui si sentiva meno l’esigenza di tappare ogni buco di tempo libero uscendo e facendo cose: leggere, studiare, imparare un’arte o un hobby da casa.

Oppure possiamo fermarci, riflettere sulle cose che, nonostante la preoccupazione faccia galoppare il pessimismo, ancora vanno bene. Il fatto che probabilmente non siamo ammalati. Il fatto che possiamo permetterci un pasto in tavola e una casa dove ripararci. Il fatto che la nostra famiglia stia bene. Il fatto che non siamo al capezzale di qualcuno che sta soffrendo.

Sembra poco. Qualcuno lo definirebbe il minimo. Ma dovremmo imparare a farcelo bastare.

Un pensiero riguardo “Coronavirus e minimalismo”

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