L’eredità del virus

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Se è vero che si comprende la libertà solo quando ci manca, in questi giorni di angoscia e insofferenza, di paura e confusione, ci sono degli insegnamenti di cui possiamo diventare consapevoli, se solo ci soffermiamo ad osservare e ad ascoltare quello che ci accade dentro e fuori.

Io li chiamo “i doni del virus“.

La reclusione forzata ci permette di assaporare cose che finora la maggior parte di noi viveva di sfuggita, preso nel vortice della quotidianità. Mangiare insieme 3 volte al giorno. Cucinare insieme. Parlare e stare in silenzio (perchè non possiamo stare costantemente davanti alla televisione). Aggiustare le nostre abitudini sulla presenza di una o più persone che di solito incrociamo e basta.

Ci troviamo faccia a faccia, come in una domenica di pioggia che non finisce mai. Allora dobbiamo reinventarci, togliere la polvere da passatempi lenti, che nell’epoca del “tutto istantaneamente disponibile” avevamo messo in cantina. Libri, giochi in scatola, manuali di un qualsiasi hobby che non abbiamo mai approfondito.

Ma c’è di più. Il virus ci ha “donato” la paura. Il virus ci ha donato l’incertezza. Il virus ci ha messo in discussione. Uomini e donne tutti d’un pezzo si sentono vulnerabili e impreparati verso una situazione dove non c’è posizione sociale o conto bancario che possano sovvertire le sorti, se ci si ammala. Il virus ci ha messo tutti, e parlo di tutto il mondo, sullo stesso livello.

Il veleno (in latino “virus”) ci deve per forza scuotere: nella vita, nulla va dato per scontato.

Basterebbe un “grazie” rivolto all’universo per ogni mattina in cui ci svegliamo sani. Non sentiamoci in colpa di essere fortunati. Ma prendiamo coscienza che ogni benedizione che riceviamo non ci è dovuta e per questo dobbiamo essere grati.

Per la nostra famiglia raccolta davanti al tavolo che sta scegliendo cosa mangiare a pranzo, anche oggi, dopo 7 giorni di prigionia. Per il sole che scalda la pelle se usciamo in balcone e la pioggia che disseta i raccolti e gli animali. Per la disponibilità economica, per la sete di rivincita di noi Italiani e del mondo intero, che aspetta il giorno in cui di nuovo ci riverseremo nelle strade e forse ci stringeremo l’un l’altro come alla fine della guerra.

Basta cambiare prospettiva e una tragedia si trasforma in insegnamento. Questa sarà l’eredità del virus, non dimentichiamola appena il mondo sarà tornato, se possibile, alla vita di prima.

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