Non comprare

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Per tantissimi anni ho giudicato i luoghi in base alle possibilità che offrivano in fatto di shopping. Luoghi di vacanza, città, quartieri. L’interesse per un posto per me passava spesso dal fatto che potessi trovarci negozi aperti, di marchi conosciuti, anche la domenica . Soprattutto la domenica.

Ad esempio viaggiare per la Francia e constatare che quasi tutti gli esercizi osservano il riposo domenicale (Ikea compresa!) per me è stato snervante. Siamo troppo abituati a vedere l’uscita per spendere, come un passatempo confortante e riempitivo. I negozi chiusi o assenti mi hanno sempre messo una tristezza vicina all’angoscia, tanto da spingermi a scegliere le vacanze in città piuttosto che nella natura. Ad ogni modo io amo le città.

Per qualcuno più che per altri poter spendere, soprattutto in piccole cose, per quella gratificazione effimera che dura il tempo di arrivare a casa, è una droga potente. Mi ci metto dentro anche io. Ero così fino a un annetto fa, forse qualcosa meno. Nei momenti di noia o frustrazione, uscivo a fare un giro e inevitabilmente tornavo a casa con un sacchetto: Zara, H&M, Mango, Tezenis, Oysho, Esselunga, Iper. Tutte cose che avrebbero dovuto soddisfare un bisogno, ma che non ci riuscivano.

Si fa sempre più forte in me, una voce che mi intima di smetterla. “Guarda la casa quanto è bella così sgombera e pura”. Guarda che pace. I cassetti contengono serenamente le cose che hai scelto, senza affaticarsi e straripare. Il frigorifero è quasi vuoto perché abbiamo consumato tutto e nulla andrà a male e buttato via. Il mobile dei detergenti per la casa mano a mano si svuota e non ho alcuna intenzione di riempirlo nuovamente di tutti quei flaconi.

Conseguentemente a questo sentire voglio ridurre sempre di più le uscite per le spese (se non fondamentali). Cercherò di apprezzare tutto quello che non sono vetrine, durante i viaggi. I volti e la voce delle persone, come già faccio, ma sempre di più. Farò amicizia con la natura selvaggia, senza percepirla come fredda e inquietante.

C’è dell’altro. So che c’è dell’altro. Certo che è più facile lasciarsi imbambolare da luci e colori, studiati apposta per rintronare le persone e indurle a comprare. Siamo abituati a questo, tanto che se proviamo a cambiare rotta ci sentiamo strani e in astinenza. Io, sicuramente.

Ma di fatto non ho bisogno di niente, ho imparato che quello che mi serve è tra le mie braccia quando stringo la mia famiglia, compresa Yoga (il nostro Labrador). Ho imparato che si può fare a meno delle cose, ma non dell’amore. Mai viceversa.

Resto qui tranquilla, aspetto che passi il contagio, ma non è uscire a spendere che mi manca. Continuare a scavare per cercare il cuore delle cose, quello mi affama sempre di più e il bisogno si fa ogni giorno più forte, perché più vai a fondo e più cresce la motivazione. Prima capisci che è oltre le cose che bisogna guardare, e prima le abbandoni. Perdono appeal, se le guardi come polvere che viene spazzata dal vento (fine che prima o poi faranno).
Resto tranquilla e non ho fretta, forse sono una dei pochi che non sente l’affanno di ricominciare a correre.

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