Qualità, non quantità ovvero “less is more”

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Tanti scettici scambiano i minimalisti per dei santoni o dei monaci che vivono in una cella con una sola coppa come possedimento materiale. Se è vero che non tutti i minimalisti vivono come monaci, possiamo però prendere esempio da questi per comprendere quanto poco basti in realtà all’uomo per vivere.

Detto questo, mi ricollego a tanti interventi un po’ ridicoli che ho letto qua e la sui gruppi Facebook di minimalismo. Gente che in nome di chissà quale ascetismo si priva di comodità di cui non vedo il motivo di fare a meno, tipo televisione, contratti telefonici, sapone e shampoo, utensili e tecnologie, automobile… Ecco, queste persone sembrano voler fare a gara a chi riesce a fustigarsi meglio, senza dimenticare però di mettersi prima in mostra sui social. Mi spiace, ma dissento.

La mia idea di minimalismo è diversa, ed è ben lungi dal lavarsi i capelli col sapone di Marsiglia o possedere una sola pentola o cancellare il contratto telefonico perché -OMMIODDIOOO!- costa 10 euro al mese (ps. magari costasse solo 10 euro!).

Per me, che per anni oltre al necessario mi sono zavorrata di montagne di cose superflue, vivere con poco significa aver spolpato all’osso fino a non aver trovato più niente da togliere. Rimpiango solo di non aver fatto qualche foto alla mia casa prima di iniziare questo processo, sareste rimasti a bocca aperta.

Minimalismo significa possedere meno, ma di qualità eccelsa. Significa avere 3 maglioni di ottima fattura, invece di 15, che si disfano dopo pochi mesi, intrisi del sudore di qualche lavoratore del terzo mondo. Significa possedere un solo servizio di piatti pregiati e usare quelli, piuttosto che usarne di brutti ogni giorno e tenere quelli belli nell’armadio e tirarli fuori 2 volte all’anno. Minimalismo è anche e soprattutto, una volta eliminato il superfluo, amare quello che si ha e non desiderare altro. Farselo bastare. Circondarsi di poco, ma della migliore qualità disponibile, investire in qualcosa che duri, piuttosto che continuare a cambiare, inquinare, produrre, sprecare.

Quando mia madre me lo diceva 10 anni fa, io ero una ragazza che si divertiva a uscire a comprare, comprare e comprare. Mia sorella, invece, era l’esempio di quanto scritto sopra, lei comprava poco, ma spendeva molto. Era capace di accontentarsi di un bel capo o un gioiello d’oro, mentre io sperperavo in decine di magliette da 10 euro e bigiotteria di tolla. Non avrei mai immaginato questo cambio di rotta, ma sono qui a indicarvelo.

Ora so che il segreto di un vero minimalista è solo uno: qualità, non quantità.

Qual è il vostro rapporto con le spese? Scrivetemi!

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