Rifugio solitario

Photo by Jeffrey Czum on Pexels.com

Quando ero bambina adoravo costruire micro case con i cuscini del divano di mia nonna. Che gridate mi prendevo! Invece che stare a tavola a con tutti gli altri, toglievo i cuscini che componevano il divano e li montavo due verticali e uno sopra a mo’ di casetta. Come porta, un altro cuscino oppure la coperta di lana a quadri bianca rossa e nera, che rubavo dal letto del nonno. Poi mi infilavo in quel metro cubo e mi sentivo al sicuro. Avevo bisogno di ritirarmi in uno spazio separato, un guscio, dove restare sola nel morbido abbraccio dei cuscini, mentre il mondo continuava i suoi affari.

Tutti prima o poi sentono il bisogno di stare soli. Dopo aver litigato con qualcuno, dopo una giornata incasinata, per mettere insieme le idee, per prendersi una tregua dalle persone con cui si condividono costantemente gli spazi. Semplicemente perchè serve e sappiamo che ci fa bene.

Esistono persone che amano la solitudine, la sposano, persone che imparano a bastare a se stesse e sfuggono al dettame comunemente accettato di dover per forza formare una famiglia e conviverci per il resto dei loro giorni. Un matrimonio infelice può essere davvero una prigione autoimposta.

Star soli, chiusi nella propria stanza, o in una piccola casa cucita su misura, al riparo dai condizionamenti del mondo, può davvero fare esplodere la creatività, o anche solo darci quel conforto che basta, trovandoci circondati dal nostro piccolo universo.

Chi l’ha detto che serve una grande casa, piena di cose e di persone per essere felici? Non sto criticando una vita famigliare gioiosa e collaudata (io e mio marito abbiamo iniziato a convivere dopo 15 giorni dal nostro primo appuntamento e andiamo alla grande), ma sto cercando di dare un nuovo punto di vista a chi è terrorizzato dalla prospettiva di rimanere solo.

Dopo un lutto, dopo una separazione, quando si è troppo grandi per vivere con i genitori, quando si cerca la propria strada un nido tutto per sé è la soluzione ideale. Non una casa grande e piena di camere disabitate, ma una o due stanze al massimo sono quanto basta per cominciare o ricominciare.

Io sogno da sempre un monolocale dal quale si veda il mare. Alzarmi e andare a dormire ammirando la vastità placida delle acque e il cielo che cambia umore e colore. Io sono una creativa e questo mi farebbe sognare. Perché un interno modesto e riservato è la rampa di lancio per aprirsi all’universo e a tutti i mondi che vogliamo esplorare senza limiti, se non quelli autoimposti.

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