Sul matrimonio

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Diventare minimalista è un percorso straordinario, di cui la liberazione dagli oggetti fisici è solo un passaggio. L’alleggerimento del nostro carico materiale ci permette di entrare a contatto con tutto quello che quelle cose mascheravano. E’ come prendere un anestetico e buttarlo nella spazzatura, decisi, forse un po’ incoscienti, a far luce su quello che ci accade dentro.

Mi sono sposata l’anno scorso, a 35 anni. Prima dell’uomo con cui ho deciso di passare il resto della mia vita (anche questa è una scelta irrazionale, che a pensarci bene sfugge dalla nostra portata) ho avuto diverse esperienze, tutte bene o male conclusesi disastrosamente. Poi è arrivato Fabio, in un momento in cui tutte le carte erano sparse sul tavolo, una storia di 9 anni e mezzo era dolorosamente e giustamente finita e io non sapevo ancora, a 30 anni dove sbattere la testa. L’idea era quella di mettermi su un aereo e andare a fare volontariato in Sud America. In quel momento avrei dovuto riappropriarmi di me stessa, dopo che avevo sempre cercato in qualcun altro l’indirizzo da seguire, dopo aver affidato alle persone che avevo inseguito la chiave della mia sanità mentale.

Ho conosciuto Fabio mentre testa e cuore si facevano la guerra in una situazione sentimentale totalmente fallimentare e distruttiva. Ho deciso di dargli una possibilità. Con lui le cose sono diverse. Con lui sto bene. Non c’è quell’eccesso, quel fragore, lacrime e tormenti che hanno caratterizzato le mie relazioni passate. Con lui c’è la pace. E per quanto siamo una coppia di quelle esplosive, so che lui è quello giusto, con cui gli ingranaggi girano senza sforzare.

Il mio percorso attuale (son passati 3 anni dalla mia prima lettura sul minimalismo, eppure sembra ieri) spinge per scelte individualiste, perché il minimalismo porta a concentrarci su quello che realmente si adatta a noi e a noi soltanto, ma io voglio mio marito sulla barca con cui attraverso la mia esistenza. Mi sento amata, mi sento accolta e libera di espormi per la prima volta nella mia vita.

Il minimalismo porta a diventare estremamente selettivi. Ci insegna a mettere nello zaino solo quello che migliora le cose. Il matrimonio non deve essere altro che questo. Un valore aggiunto, qualcosa di cui potremmo fare a meno, senza il quale però manca quel sale, con cui la nostra vita fatta di intenzione, scelte accurate e scoperte illuminanti non avrebbe lo stesso sapore.

Allora scegliete bene, siate minuziosi, ma non rinunciate all’amore per egoismo o per paura di non esser capaci di scendere a compromessi. Da soli può esserci libertà estrema, ma non potete sapere se la persona giusta accanto possa o non possa diventare l’accelerante per il fuoco che illuminerà la vostra vita.

Digitalizzare

Ieri ho ricevuto a domicilio il nuovo scanner super performante, che ho comprato con l’intenzione di digitalizzare gran parte del cartaceo presente in casa. Per fare spazio, per ridimensionare, per minimizzarlo, ma soprattutto per lasciare andare (anche se pur parzialmente), alcune cose.

Da ieri sto riducendo i ricordi di una vita, in primis i miei diari di adolescente (1997-2003), in un ammasso di bit, in qualcosa di intangibile e suscettibile all’elettricità. Qualcosa che prima era carta, lacrime, inchiostro e infine scotch per tenere tutto insieme, quando l’usura aveva logorato le rilegature, ora è un insieme di codici all’interno del mio computer.

Lo strappo è notevole, hanno ragione a dire che nel processo di decluttering, gli oggetti sentimentali vanno lasciati in fondo quando siamo ormai consumati guerrieri delle pulizie.

E’ inutile negarlo, separarsi da cose che abbiamo custodito per una vita, come parte di noi stessi, come malta che teneva insieme le nostre riflessioni, pianti, affetti e ricordi, FA MALE. Ma è un processo utile, che insegna a trasferire quelle emozioni dentro di noi. Le immagini, le dediche, le parole, devono conficcarsi nella nostra memoria, non possono risiedere per sempre nelle cose.

Mentre lo scanner ingoia una a una le cartoline che io e la mia famiglia abbiamo ricevuto negli ultimi 40 anni, rivivo sentimenti che avevo riposto in uno scaffale, nel raccoglitore dove le stesse avevano trovato un posto apparentemente definitivo. E anche qui si risvegliano ricordi sopiti, momenti, amicizie lasciate indietro lungo il percorso. A pensarci bene me li sono già lasciati alle spalle, è giusto lasciarli andare.

Mi chiedo persino quanto sia giusto tenerne traccia con le scansioni. Ma per ora lascio spazio a questa archiviazione che forse un domani farò sparire con un clic.

Nulla dura. L’evoluzione e come già ho detto il muoversi in avanti, sono il carburante che ci tiene vivi. Non possiamo affidarci alla fragile sicurezza di mantenere una parte di noi sugli scaffali. Non possiamo soffermarci su ogni passo che compiamo. Dobbiamo muoverne un altro e un altro ancora. Solo così possiamo proseguire nella crescita, lungo la strada della nostra vita.

“Piccolo spazio pubblicità”

Con il contributo di Fabio Grimi

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“Compra X e sarai più figo!”

“Senza Y non sei all’altezza del mondo di oggi!”

“Con Z le donne ti cadranno ai piedi” e “con ZX potrai finalmente fermare il tempo!”

Vivere oggi significa dribblare tra una pubblicità e l’altra, significa combattere una guerra contro professionisti che studiano come indurci il bisogno di qualcosa che di per sé è semplicemente inutile.

La psicologia della pubblicità è l’acerrimo nemico di ogni aspirante minimalista, perché vuole minare proprio quella volontà di resistere che cerchiamo duramente di erigere a scudo, quando intorno a noi tutto grida alla spesa incontrollata e all’accumulo morboso di averi di ogni tipo.

Ecco allora che le catene di abbigliamento vomitano nuove collezioni di vestiti ogni settimana (questo è il fast fashion), ogni 1-2 anni viene forgiato un nuovo modello di iPhone, ogni stagione cambia il colore pantone di tendenza e ogni natale la tonalità dell’albero e delle decorazioni. La tecnologia si evolve tanto velocemente, quanto aumenta l’obsolescenza programmata dei suoi prodotti. E’ una lotta ad armi impari tra chi produce e vende e chi spende per comprare, perché chi vuole possedere meno è visto come strano, alternativo, un po’ sfigato.

Una delle cose che ci ha fregato di più è stata toglierci la possibilità di far sedimentare un idea d’acquisto. Con l’E-Commerce lo spazio tra idea, desiderio, attesa e acquisto si è azzerata contribuendo in maniera formidabile alla spese compulsive.

Il compito della psicologia della pubblicità è sedurre, trasformare la merce in un feticcio irrinunciabile, un idolo da desiderare e adorare, qualcosa da avere e senza il quale ci sentiamo svantaggiati e incompleti.

Ultimo ritrovato del subdolo meccanismo, che incide principalmente sulle menti più fragili, è vestire delle bambole (o bambolotti) con abiti che diventano culto ed evaporano dagli scaffali nel giro di ore. Gli influencer propinano come cool vestiti, make-up, cosmetici, articoli di elettronica, accessori, videogiochi, auto e trovano schiere di seguaci pronte ad obbedire, mentre loro si arricchiscono divertendosi. Quanta tristezza in tutto questo!

E’ difficile combattere contro la pubblicità, ci vuole una forte consapevolezza di quelli che sono i nostri reali bisogni a fronte di quelli indotti e creati da zero alle nostre spalle. La nostra arma è il consumo critico, che si oppone al consumo compulsivo, e che attraverso la sensibilità personale e la cultura, nonché canali di produzione e vendita meno aggressivi e scellerati, permette di ridimensionare ciò che consumiamo e il nostro impatto ambientale e sociale.

I minimalisti possono fare la loro parte in questo processo, sconfiggendo la bramosia di possedere e acquistare, elevandosi sopra al falso conforto del possesso materiale, offrendo gentilmente il proprio esempio con vite piene di emozioni ed esperienze, piuttosto che di cose. E’ una battaglia impegnativa, un Davide contro Golia, ma non possiamo lascia nulla di intentato, se non vogliamo che la nostra capacità critica venga infine annientata dal potere di un buon apparato di marketing.

E ricordate: Se non lo acquistate, è scontato al 100%!

Prestito e noleggio

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Avete mai pensato che non è necessario possedere tutto per avere tutto a disposizione?

In ordine di circondarsi soltanto delle cose che quotidianamente ci servono e di cui facciamo un uso frequente, possiamo informarci su come disporre di tutto il resto, senza per forza ingombrare lo spazio di casa nostra di oggetti e strumenti di uso occasionale.

Una buona idea è prendere a noleggio. Nella categoria delle cose che è utile affittare rientrano:

  • Attrezzatura sportiva: se vado a sciare un paio di volte all’anno, è inutile che ingombri la cantina di sci, scarponi, tuta, casco e protezioni. Posso tranquillamente affittarle presso gli impianti. Stesso discorso per i gonfiabili per il mare, i pattini da ghiaccio o a rotelle, biciclette, tende da campeggio.
  • Auto e scooter, soprattutto se vivo in città dove è pratico spostarsi con i mezzi. Furgoni, per le grandi manovre e camper/roulottes per le vacanze.
  • Attrezzatura per feste: è buona cosa, in occasioni speciali, affittare le stoviglie e l’impianto stereo, eventuale struttura per gli eventi all’aperto, invece che acquistarla e infognarla chissà dove in garage
  • Attrezzatura foto/video: se non siete professionisti, potete pensare di affittare una bella macchina fotografica per un evento o un viaggio, se quella del cellulare non vi basta. Se volete girare un filmino al matrimonio di un parente o ad una cerimonia, meglio affittare la videocamera, piuttosto che comprarla.
  • Libri: da sempre esistono le biblioteche e parenti/amici generosi, ma oggi si possono anche trovare ebooks gratuiti da scaricare su cellulari, computer e e-readers
  • Abbigliamento speciale per cerimonie e matrimoni, per feste a tema, carnevale.

C’è poi la possibilità di chiedere a parenti e vicini di casa un prestito di quello che ci serve una volta ogni tanto. Al vicino si può chiedere in prestito il tagliaerba, magari restituendolo col serbatoio pieno o offrendosi per tagliargli il prato come ringraziamento, alla sorella si può chiedere l’impastatrice, se non siamo gente che fa dolci tutti i giorni. Prima di buttarci a capofitto nell’acquisto di tutto il corredo per fare a maglia, possiamo chiedere alla nonna di prestarci i suoi ferri e alla mamma se ci insegna a dipingere ad acquarello, se non siamo sicuri che possa diventare il nostro passatempo preferito.

Prendere in prestito e noleggiare non è solo un modo per risparmiare, ma anche un modo per limitare i consumi e quindi fare ecologia. Ci educa al vivere liberamente le esperienze, senza accumulare. La vita passa fluisce nella sperimentazione e non si intasa nel mero acquisto e possesso. E’ sicuramente una delle strade maestre per ridurre le proprie pretese e la nostra ambizione a possedere e diventare anche così dei minimalisti da manuale.

Bimbi minimalisti

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Se pensate che il minimalismo sia solo un affare da adulti vi sbagliate di grosso. I bambini possono benissimo partecipare al nostro stile di vita essenziale, imparando il valore delle cose e sviluppando la creatività, invece che essere costantemente sommersi di cose, neanche per volontà loro.

Sono tanti i modi per indicare ai nostri piccoli la strada verso il piacere del “poco“.

Una su tutte è quella di insegnare quelli che erano i nostri giochi di quando eravamo piccini: all’aperto, senza molti strumenti se non le nostre gambe e mani. Giochi come mosca cieca, nascondino, ce l’hai, un due tre stella! (sapevate che in realtà si dovrebbe dire “un…due…tre…stai la!” ?), ci facevano divertire come matti e non necessitavano d’altro che tanta voglia di muoversi. Ci sono poi i giochi con la palla, come palla prigioniera, che io adoravo, calcetto, pallavolo. Saltare la corda, corta o lunga. Campana, disegnando per terra lo schema… Com’era bello, a ripensarci..! Da bambina io amavo disegnare. Mi bastava avere un foglio, dei pennarelli, matite, pastelli, acquarelli… e io ero a posto per ore e ore. La pasta di sale! C’è stato anche quel periodo lì, ma ero un po più grandicella.

I passatempi che non richiedono acquisti dispendiosi sono tantissimi, basta ripensare a quello che facevamo noi, i nostri genitori, oppure chiedere ai nonni.

Ma non limitiamoci a questo. Se i pargoli non sono troppo piccoli, possiamo iniziare a insegnargli cosa significa avere la giusta quantità di cose, quando fanno i capricci per avere ancora e ancora.

Io non ho figli, ma sono sicura che all’ennesima lamentela, tirerei fuori tutti i giocattoli e gli mostrerei quanto già possiedono, spiegando che ci sono bambini che non hanno niente, nemmeno un piccolo giocattolo con cui divertirsi. Poi, mi metterei lì e inizierei con loro a fare una cernita, passando un gioco alla volta, chiedendo cosa vogliono tenere e cosa non li rende più felici, da regalare a qualcuno di meno fortunato.

Un altro settore da minimizzare coinvolgendo i bimbi è l’abbigliamento. Scegliere con loro cosa preferiscono, può essere un gioco divertente, sempre con lo stimolante scopo di regalare in seguito il superfluo a chi è in difficoltà. Insegnare ai nostri figli che quello che non serve a noi, può invece aiutare qualcun altro a stare meglio è una regola preziosa, da trasmettere il prima possibile durante la loro crescita.

Stesso discorso per il cibo: essendo una risorsa preziosa e limitata, va goduto con gratitudine e mai sprecato.

Chiaramente l’esempio deve sempre partire da noi: non possiamo aspettarci figli minimalisti, se a nostra volta navighiamo nella confusione. I bambini possono anche essere coinvolti nella manutenzione di casa, in modo semplice e limitato. E’ bello e importante insegnargli a riordinare le proprie cose, custodirle e prendersene cura, iniziando col riporre tutto al proprio posto dopo aver giocato o disegnato.

E’ fondamentale inculcare il concetto che non è l’abbondanza, ma il rispetto e l’amore per quello che ci è concesso, che rende felici e soddisfatti.
Questo secondo me è il segreto per crescere dei bambini responsabili e consapevoli, votati ad un futuro di minori sprechi e scelte sagge.

Minimalismo in terza età

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Essere anziani è un passaggio inevitabile della vita. Si può essere anziani malati e sofferenti, anziani soli, meravigliose coppie di anziani, anziani arzilli e sportivi, ma c’è una costante: le priorità e le necessità cambiano.

Se in gioventù le necessità riguardano solo studio e divertimento (o tempo libero e lavoro), in età adulta si aggiungono i bisogni della famiglia, ma quando si diventa anziani fortunatamente tutto dovrebbe ridursi a svago e riposo. La vita diventa più semplice, meno frenetica e anche le necessità in fatto di possedimenti e averi materiali diminuiscono.

Le filosofie orientali insegnano che al tramonto della vita dovremmo essere capaci di lasciare andare l’attaccamento a cose e persone per diventare leggeri ed esser pronti a partire.

Gli anziani diventano, o dovrebbero diventare, per natura minimalisti: meno abiti, perché non serve uscire tutti i giorni e basta avere un guardaroba decoroso per stare comodi, meno letture e magari più tv e radio (magari audiolibri per i più tecnologici), perché la vista purtroppo inizia a fare cilecca, meno scartoffie, meno cianfrusaglie per casa, nella quale anche l’arredamento dovrebbe esser modificato in modo da ridurre le barriere architettoniche e le scomodità. Diventando anziani la vita dovrebbe convergere nella semplicità.

Se sfortunatamente ci sono persone che rimangono sole e finiscono per vivere in case disordinate e sporche, tante hanno ancora la voglia di vivere e godersela. Io vorrei intervenire in favore di quelle in difficoltà, lo sogno da tanto. Vorrei aiutare gli anziani della mia comunità a riordinare le loro case e a vivere più liberamente i loro giorni. Per questo, finita la reclusione, voglio impegnarmi in questo, ma non so bene a chi rivolgermi.

Idee e suggerimenti, cari lettori?