Cadere e rialzarsi

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Ci sono caduta.

Nonostante le letture illuminanti, nonostante la solida convinzione a lasciare stare il superfluo, nonostante quello che scrivo, di cui sono fermamente convinta, ci sono caduta.

In questo ultimo mese mi son fatta prendere la mano da acquisti compulsivi di qualcosa che è più frivolo che mai: bigiotteria, nello specifico degli articoli di Pandora, il marchio danese di gioielli componibili.

Ne ero stata vittima in precedenza, avevo comprato tantissimi charm, che poi ero riuscita a rivendere, pur perdendoci un po’. Anche questa volta, complice una buona disponibilità economica e la voglia di gratificazione della frustrazione indotta dal brutto tempo-covid-mal di schiena e chissà quale altra pulsione inconscia, nel giro di qualche settimana mi son fatta recapitare una discreta quantità di ninnoli in argento. “Tanto li posso rivendere in seguito”, mi son detta, alleviando di ben poco il senso di colpa.

La vita va così, siamo vittime di desideri che non sempre riusciamo a dominare. Che abbiano la forma di un pupazzetto d’argento, di una fetta di torta, di un cappotto o di un paio di scarpe, siamo costantemente bombardati da richieste di appagamento. Di consolazione. Viviamo in una condizione di forte stress e insoddisfazione che ci rendono facili prede incapaci di dominarsi.

Ma serve davvero poi dominarsi sempre? Io credo di no, a meno che non siamo già residenti nel Nirvana, liberi da ogni desiderio (se ne conoscete qualcuno, presentatemelo, potrebbe essere edificante) o aspiranti tali.

Serve trovare giustificazioni per i nostri cedimenti? Men che meno.

Però è utile capire che come sbagliamo, possiamo rimetterci in carreggiata. Un minimalista, una persona che ha detto basta alle stupidaggini, non è meno seria se qualche volta si concede un vizio. Uno che è a dieta non deve gettare la spugna se per una volta cede alla gola. Un atleta non smette di migliorarsi se perde una gara.

La vera forza è credere nel grande progetto, la fede nel cambiamento positivo dentro di noi. Potete, posso cadere. L’importante è tornare a procedere con convinzione sulla strada intrapresa.

Sulla gratuità

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Quando ci mettiamo a svuotare la nostra casa, ci rendiamo conto di quanto sia facile riempirla di cose inutili, e quanto velocemente questo possa accadere.

Di solito sono i gadget offerti da qualcuno che ti vuole vendere qualcos’altro, tipo gli asciugamani della palestra, le borracce, gli articoli che ti danno i congressi, oppure gli omaggi del supermercato a fronte di acquisti che probabilmente non avremmo fatto.

Il richiamo dell’omaggio è il resistibile… Ma davvero ci rendiamo conto quanto in realtà quella cosa che stiamo portando a casa non sia gratuita?

Infatti l’ennesimo oggetto senza senso ci costerà in attenzione da dedicargli, tempo per pulirlo o ficcarlo da qualche parte, stress nel chiederci che fine fargli fare.

Gratuito non è mai gratuito. Chi mai ti regalerebbe qualcosa senza un tornaconto?

Dieta minimalista

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In tanti chiedono come si alimenta un minimalista. E’ una domanda un po’ curiosa, sulla quale cercherò di dare qualche consiglio.

Innanzitutto partiamo dalla considerazione che a riposo lo stomaco di una persona ha circa la dimensione del suo pugno chiuso. Proseguiamo considerando che la maggior parte di noi mangia per gola e purtroppo anche quando non ha realmente fame. Mangiamo per piacere, mangiamo come incontro sociale, per convenzione. Mangiamo molto più di quello che realmente ci servirebbe.

E oltre a quello ci facciamo prendere spesso dalla frenesia di riempire frigoriferi, dispense, case di cibo in eccesso. Sempre dietro a fare scorte, sfruttare occasioni uniche, che si presentano però puntuali ogni settimana nei supermercati.

Ma allora cos’è veramente minimalista parlando di cibo?

Lo è considerare il nostro dispendio calorico.

Lo è mangiare porzioni più piccole in piatti più piccoli.

Lo è preferire piatti unici a 2, 3, 4 portate.

Lo è mangiare una porzione del nostro cibo preferito, invece che sfondarci lo stomaco con la qualunque pur di mangiare in abbondanza.

Mangiare minimalista è rispettare le nostre esigenze e il nostro palato, senza punirci, ma avendo ben in mente ciò che ci fa bene e ciò che andrebbe fortemente limitato.

Esistono anche minimalisti estremi, che si nutrono ogni giorno della stessa cosa, per semplificare. Ma noi non siamo così. Siamo esseri imperfetti e perennemente tentati, che cercano di correggere il tiro per trovare una condotta corretta e il più possibile illuminata.

Siamo persone che troveranno nella mediazione tra lo sbrago più totale e l’ortoressia il giusto equilibrio anche sotto l’aspetto alimentare.

Il day after

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Arriverà il giorno in cui finiremo di sgomberare casa. Arriverà anche il momento in cui ci chiederemo quale sarà la prossima mossa nella nostra nuova vita.

Eliminare il superfluo, infatti, è solo un passo di questo percorso, del quale l’obiettivo è principalmente cambiare la nostra forma mentale, più che arrivare ad abitare in case semi vuote.

Diventare minimalisti è una trasformazione che comincia abbandonando la fascinazione per le cose, il denaro, l’arrivismo, in favore della ricerca del significato più profondo del nostro stare al mondo.

Ci accorgiamo di aver afferrato il concetto quando smettiamo di essere invidiosi dei soldi e di quello che hanno ottenuto gli altri, quando quello che abbiamo, soprattutto sotto forma di amore e considerazione ci basta per essere contenti, e quando le esperienze contano più delle cose di cui ci riempiamo le case.

Lo svuotamento e l’alleggerimento non sono che un passaggio alla fine del quale troveremo, auspicabilmente, uno stile di vita meno materialista e più spirituale.

Essere minimalista infatti non significa, come osservo in molti social, vivere in case asettiche e bianche in stile scandinavo, ma significa imparare a fare a meno di tutto ciò che ci tira in basso (badate, senza ridursi a vivere miseramente!). Essere veri minimalisti significa alzare gli occhi in alto e verso le persone che amiamo.

Lasciare andare diventerà un mantra di vita, il distacco e la leggerezza il mezzo per evolverci. Il “gioco” di creare armadi capsula, cassetti organizzatissimi, superfici sgombre e outfit alla Steve Jobs non è che l’inizio dell’evoluzione. Non mi aspetto che tutti capiscano e improvvisamente si rendano conto che sfoggiare loghi e marchi non ci rende persone migliori o che tutti smettano di volere sempre di più come riempitivo di un’anima persa e superficiale. Sto semplicemente dicendo che non basta vivere con quattro cose per definirsi minimalisti. La vera differenza sta nello smettere di desiderare.

Non diventeremo monaci buddisti praticanti in uno schiocco di di dita. Ma senza l’abbandono del desiderio rimarremo sempre solo persone che se la cavano con qualche oggetto in meno degli altri. Nella vita non si smette mai di cercare e migliorarsi, e questo ambito merita una profonda riflessione. E voi cosa ne pensate? Buona domenica!

Essere sexy

Recentemente sono rimasta colpita da una pubblicità che passa in televisione. Non che sia la prima volta che si sente incitare una donna a essere più sexy. Quasi mai si parla di un uomo, in genere sono le donne che devono trasformarsi in bocconcini sessuali.

La pubblicità di per se è simpatica, c’è una bella ragazzotta curvy, che gioca con un mascara e alla fine della pubblicità dice “i’m sexy… I’m **** (non intendo affatto pubblicizzare quel marchio), associando il fatto di essere sessualmente appetibile al fatto di indossare quel mascara.

Io non sono una fervente femminista, ma mi chiedo per quale motivo una donna debba a tutti i costi basare la sua autostima sul fatto di essere in cima alla lista di quelle da portare a letto. Perché di fatto il problema è quello… Acquistare qualcosa, vestirsi in un determinato modo, truccarsi e apparire in maniera da migliorare la propria appetibilità. Siamo davvero così insicure? Il sesso è davvero così importante, tanto da essere usato come specchietto per le allodole per vendere? Evidentemente sì.

Sono stata protagonista di recente di accese discussioni sull’abbigliamento e su quanto siamo condizionati dall’apparire in un modo piuttosto che in un altro. Forse sono immune a questo tipo di problematiche, magari non del tutto, ma non credo di dover nulla a nessuno nelle mie scelte estetiche.

Allo stesso modo non vorrei mai che qualcuno mi scegliesse, ora non più dato che sono felicemente sposata, solo perché mi trova sexy. Non ho mai passato molto tempo a truccarmi o a pettinarmi, né ad agghindarmi in modo da mettere in bella mostra la mercanzia. Non mi interessa essere un oggetto. Non sono indifferente alla bellezza, ma è ciò che c’è dietro la maschera che mi prende.

Ho la presunzione di definirmi prima di tutto una mente, piuttosto che un corpo. Eppure vedo tantissima insicurezza intorno a me. Vedo tantissime donne cui manca soltanto la scritta “vendesi” stampata sulla maglietta. Tanto vuoto e tanta disperazione.

So che le mie parole sono pesanti, può darsi che quelli che lavorano nel campo dell’estetica e in parte anche della moda trovino offensive le mie affermazioni. Ma tant’è, e preferisco decisamente sentirmi dire di non essere fisicamente attraente, piuttosto che rinunciare a sentirmi dire di avere una bella testa.

Quindi no, non comprerò quel mascara perché non ho bisogno di sentirmi sexy. Non comprerò quel mascara, perché veicola un messaggio sbagliato. La cura personale deve essere prima di tutto un gesto di rispetto per se stessi, non una disperata richiesta di attenzione.