Il day after

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Arriverà il giorno in cui finiremo di sgomberare casa. Arriverà anche il momento in cui ci chiederemo quale sarà la prossima mossa nella nostra nuova vita.

Eliminare il superfluo, infatti, è solo un passo di questo percorso, del quale l’obiettivo è principalmente cambiare la nostra forma mentale, più che arrivare ad abitare in case semi vuote.

Diventare minimalisti è una trasformazione che comincia abbandonando la fascinazione per le cose, il denaro, l’arrivismo, in favore della ricerca del significato più profondo del nostro stare al mondo.

Ci accorgiamo di aver afferrato il concetto quando smettiamo di essere invidiosi dei soldi e di quello che hanno ottenuto gli altri, quando quello che abbiamo, soprattutto sotto forma di amore e considerazione ci basta per essere contenti, e quando le esperienze contano più delle cose di cui ci riempiamo le case.

Lo svuotamento e l’alleggerimento non sono che un passaggio alla fine del quale troveremo, auspicabilmente, uno stile di vita meno materialista e più spirituale.

Essere minimalista infatti non significa, come osservo in molti social, vivere in case asettiche e bianche in stile scandinavo, ma significa imparare a fare a meno di tutto ciò che ci tira in basso (badate, senza ridursi a vivere miseramente!). Essere veri minimalisti significa alzare gli occhi in alto e verso le persone che amiamo.

Lasciare andare diventerà un mantra di vita, il distacco e la leggerezza il mezzo per evolverci. Il “gioco” di creare armadi capsula, cassetti organizzatissimi, superfici sgombre e outfit alla Steve Jobs non è che l’inizio dell’evoluzione. Non mi aspetto che tutti capiscano e improvvisamente si rendano conto che sfoggiare loghi e marchi non ci rende persone migliori o che tutti smettano di volere sempre di più come riempitivo di un’anima persa e superficiale. Sto semplicemente dicendo che non basta vivere con quattro cose per definirsi minimalisti. La vera differenza sta nello smettere di desiderare.

Non diventeremo monaci buddisti praticanti in uno schiocco di di dita. Ma senza l’abbandono del desiderio rimarremo sempre solo persone che se la cavano con qualche oggetto in meno degli altri. Nella vita non si smette mai di cercare e migliorarsi, e questo ambito merita una profonda riflessione. E voi cosa ne pensate? Buona domenica!

Essere sexy

Recentemente sono rimasta colpita da una pubblicità che passa in televisione. Non che sia la prima volta che si sente incitare una donna a essere più sexy. Quasi mai si parla di un uomo, in genere sono le donne che devono trasformarsi in bocconcini sessuali.

La pubblicità di per se è simpatica, c’è una bella ragazzotta curvy, che gioca con un mascara e alla fine della pubblicità dice “i’m sexy… I’m **** (non intendo affatto pubblicizzare quel marchio), associando il fatto di essere sessualmente appetibile al fatto di indossare quel mascara.

Io non sono una fervente femminista, ma mi chiedo per quale motivo una donna debba a tutti i costi basare la sua autostima sul fatto di essere in cima alla lista di quelle da portare a letto. Perché di fatto il problema è quello… Acquistare qualcosa, vestirsi in un determinato modo, truccarsi e apparire in maniera da migliorare la propria appetibilità. Siamo davvero così insicure? Il sesso è davvero così importante, tanto da essere usato come specchietto per le allodole per vendere? Evidentemente sì.

Sono stata protagonista di recente di accese discussioni sull’abbigliamento e su quanto siamo condizionati dall’apparire in un modo piuttosto che in un altro. Forse sono immune a questo tipo di problematiche, magari non del tutto, ma non credo di dover nulla a nessuno nelle mie scelte estetiche.

Allo stesso modo non vorrei mai che qualcuno mi scegliesse, ora non più dato che sono felicemente sposata, solo perché mi trova sexy. Non ho mai passato molto tempo a truccarmi o a pettinarmi, né ad agghindarmi in modo da mettere in bella mostra la mercanzia. Non mi interessa essere un oggetto. Non sono indifferente alla bellezza, ma è ciò che c’è dietro la maschera che mi prende.

Ho la presunzione di definirmi prima di tutto una mente, piuttosto che un corpo. Eppure vedo tantissima insicurezza intorno a me. Vedo tantissime donne cui manca soltanto la scritta “vendesi” stampata sulla maglietta. Tanto vuoto e tanta disperazione.

So che le mie parole sono pesanti, può darsi che quelli che lavorano nel campo dell’estetica e in parte anche della moda trovino offensive le mie affermazioni. Ma tant’è, e preferisco decisamente sentirmi dire di non essere fisicamente attraente, piuttosto che rinunciare a sentirmi dire di avere una bella testa.

Quindi no, non comprerò quel mascara perché non ho bisogno di sentirmi sexy. Non comprerò quel mascara, perché veicola un messaggio sbagliato. La cura personale deve essere prima di tutto un gesto di rispetto per se stessi, non una disperata richiesta di attenzione.