Compleanno

“Benedetta”

Oggi è il mio compleanno. 13505 giorni che sono al mondo.

Oggi sarà un giorno in cui riceverò il pensiero delle persone che contano, quelle per le quali sarà importante farmi sentire una coccola, seppur virtuale. Perché questa volta mi è impossibile regalare una sera di festa ai miei amici, mi è impossibile accarezzare la mia nonna e sua sorella, piccole e fragili nei loro quasi 100 anni, ridere e scherzare con la mia famiglia.

Ogni volta il 13 gennaio sono qui a tirar le somme di come sta procedendo il percorso, mi sento più saggia, sempre più astratta dalle cose materiali, sempre più affascinata dai misteri della mente, gli studi di psicologia come grande obiettivo per il prossimo futuro.

In un momento storico dove il mondo si spacca tra chi è in affanno per i problemi di sopravvivenza materiale ed economica e chi deve combattere con i suoi demoni alimentati dalla stasi, dall’isolamento e dalla paura io ho la forza di esprimere gratitudine.

Devo averla, devo esaltare in me la soddisfazione per il bene che mi è concesso. “Count your blessings, not your problems (conta le tue benedizioni, non i tuoi problemi)”, mi ripeto come un mantra, e così il tatuaggio sul mio polso mi ricorda.

Sarà una celebrazione intima questa, minimale, scaldata dalla presenza di mio marito e mia madre, gli angeli di questa casa. Il nostro cane che veglia al mio fianco, il camino acceso, come la fiamma della speranza che questa resistenza si trasformi in rinascita, presto.

Non rimpiango nulla in questo giorno, sì, sento la mancanza delle voci che animavano gli scorsi compleanni, ma sono fiduciosa che ce ne saranno altri da celebrare. Altri abbracci, altre cene, altre feste. Bisogna sapersi accontentare, andare all’osso delle nostre pretese, guardare il lato positivo della vita. E io lo vedo, non mi sto lamentando.

Così un augurio lo faccio io a voi, oggi: siate umili, imparate a riconoscere l’essenziale, cambiate prospettiva anche quando siete terrorizzati o arrabbiati. Difficilmente non è possibile trovare un motivo per sorridere… anche quando si conta un anno in più.

Al 202…1.

Che posso dire io di questo anno? Vorrei essere minimalista e non dire quasi niente, perché tanto è stato sproloquiato, perché le nostre teste scoppiano da tutto quello che ci siamo sentiti dire.

Pandemia, sofferenza, pazienza.

E che dire allora come augurio a voi che mi avete regalato il vostro tempo, leggendo i miei pensieri? A voi dico che nessun dolore è invano se sappiamo trarne un insegnamento. E l’insegnamento che voglio distillare da questi 365 giorni di tormento è l’essere resilienti.

Resilienza significa reagire, farlo con spirito positivo ed entusiasta. Significa trovare il lato luminoso delle cose e usarlo come guida per rinascere, reinventarsi, andare avanti.

Hanno tentato di rinchiuderci, per necessità, ma noi continueremo a desiderare l’aria aperta.

Abbiamo sfiorato la morte, la nostra, quella dei nostri amati, ma continueremo ad adorare la vita, a percorrerla nelle semplici cose quotidiane e nelle sfide esistenziali.

Siate resilienti, cercate un motivo dentro di voi. Esplorate le vostre risorse, la vostra interiorità e siate grati di essere tra quelli che ce l’hanno fatta. Non c’è niente altro che rimane se non l’amore, l’esempio, quello che abbiamo trasmesso. Non le cose, non l’eredità fisica, nulla di ciò che è tangibile può renderci felici ed eterni.

Siate dei coraggiosi esempi. Usate ogni attimo per essere buoni, profondi, per scrivere un luminoso pezzo della vostra storia. Vi farà sentire vivi più che mai. Questo è il mio augurio.

Buon 2021.

Cristina

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ps. alla parola “dolore” ho allegato un video pazzesco che mi ha fatto piangere e sciogliere il cuore. Merita tantissimo… per quanto forte.

Cadere e rialzarsi

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Ci sono caduta.

Nonostante le letture illuminanti, nonostante la solida convinzione a lasciare stare il superfluo, nonostante quello che scrivo, di cui sono fermamente convinta, ci sono caduta.

In questo ultimo mese mi son fatta prendere la mano da acquisti compulsivi di qualcosa che è più frivolo che mai: bigiotteria, nello specifico degli articoli di Pandora, il marchio danese di gioielli componibili.

Ne ero stata vittima in precedenza, avevo comprato tantissimi charm, che poi ero riuscita a rivendere, pur perdendoci un po’. Anche questa volta, complice una buona disponibilità economica e la voglia di gratificazione della frustrazione indotta dal brutto tempo-covid-mal di schiena e chissà quale altra pulsione inconscia, nel giro di qualche settimana mi son fatta recapitare una discreta quantità di ninnoli in argento. “Tanto li posso rivendere in seguito”, mi son detta, alleviando di ben poco il senso di colpa.

La vita va così, siamo vittime di desideri che non sempre riusciamo a dominare. Che abbiano la forma di un pupazzetto d’argento, di una fetta di torta, di un cappotto o di un paio di scarpe, siamo costantemente bombardati da richieste di appagamento. Di consolazione. Viviamo in una condizione di forte stress e insoddisfazione che ci rendono facili prede incapaci di dominarsi.

Ma serve davvero poi dominarsi sempre? Io credo di no, a meno che non siamo già residenti nel Nirvana, liberi da ogni desiderio (se ne conoscete qualcuno, presentatemelo, potrebbe essere edificante) o aspiranti tali.

Serve trovare giustificazioni per i nostri cedimenti? Men che meno.

Però è utile capire che come sbagliamo, possiamo rimetterci in carreggiata. Un minimalista, una persona che ha detto basta alle stupidaggini, non è meno seria se qualche volta si concede un vizio. Uno che è a dieta non deve gettare la spugna se per una volta cede alla gola. Un atleta non smette di migliorarsi se perde una gara.

La vera forza è credere nel grande progetto, la fede nel cambiamento positivo dentro di noi. Potete, posso cadere. L’importante è tornare a procedere con convinzione sulla strada intrapresa.

Sulla gratuità

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Quando ci mettiamo a svuotare la nostra casa, ci rendiamo conto di quanto sia facile riempirla di cose inutili, e quanto velocemente questo possa accadere.

Di solito sono i gadget offerti da qualcuno che ti vuole vendere qualcos’altro, tipo gli asciugamani della palestra, le borracce, gli articoli che ti danno i congressi, oppure gli omaggi del supermercato a fronte di acquisti che probabilmente non avremmo fatto.

Il richiamo dell’omaggio è il resistibile… Ma davvero ci rendiamo conto quanto in realtà quella cosa che stiamo portando a casa non sia gratuita?

Infatti l’ennesimo oggetto senza senso ci costerà in attenzione da dedicargli, tempo per pulirlo o ficcarlo da qualche parte, stress nel chiederci che fine fargli fare.

Gratuito non è mai gratuito. Chi mai ti regalerebbe qualcosa senza un tornaconto?

Dieta minimalista

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In tanti chiedono come si alimenta un minimalista. E’ una domanda un po’ curiosa, sulla quale cercherò di dare qualche consiglio.

Innanzitutto partiamo dalla considerazione che a riposo lo stomaco di una persona ha circa la dimensione del suo pugno chiuso. Proseguiamo considerando che la maggior parte di noi mangia per gola e purtroppo anche quando non ha realmente fame. Mangiamo per piacere, mangiamo come incontro sociale, per convenzione. Mangiamo molto più di quello che realmente ci servirebbe.

E oltre a quello ci facciamo prendere spesso dalla frenesia di riempire frigoriferi, dispense, case di cibo in eccesso. Sempre dietro a fare scorte, sfruttare occasioni uniche, che si presentano però puntuali ogni settimana nei supermercati.

Ma allora cos’è veramente minimalista parlando di cibo?

Lo è considerare il nostro dispendio calorico.

Lo è mangiare porzioni più piccole in piatti più piccoli.

Lo è preferire piatti unici a 2, 3, 4 portate.

Lo è mangiare una porzione del nostro cibo preferito, invece che sfondarci lo stomaco con la qualunque pur di mangiare in abbondanza.

Mangiare minimalista è rispettare le nostre esigenze e il nostro palato, senza punirci, ma avendo ben in mente ciò che ci fa bene e ciò che andrebbe fortemente limitato.

Esistono anche minimalisti estremi, che si nutrono ogni giorno della stessa cosa, per semplificare. Ma noi non siamo così. Siamo esseri imperfetti e perennemente tentati, che cercano di correggere il tiro per trovare una condotta corretta e il più possibile illuminata.

Siamo persone che troveranno nella mediazione tra lo sbrago più totale e l’ortoressia il giusto equilibrio anche sotto l’aspetto alimentare.

Il day after

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Arriverà il giorno in cui finiremo di sgomberare casa. Arriverà anche il momento in cui ci chiederemo quale sarà la prossima mossa nella nostra nuova vita.

Eliminare il superfluo, infatti, è solo un passo di questo percorso, del quale l’obiettivo è principalmente cambiare la nostra forma mentale, più che arrivare ad abitare in case semi vuote.

Diventare minimalisti è una trasformazione che comincia abbandonando la fascinazione per le cose, il denaro, l’arrivismo, in favore della ricerca del significato più profondo del nostro stare al mondo.

Ci accorgiamo di aver afferrato il concetto quando smettiamo di essere invidiosi dei soldi e di quello che hanno ottenuto gli altri, quando quello che abbiamo, soprattutto sotto forma di amore e considerazione ci basta per essere contenti, e quando le esperienze contano più delle cose di cui ci riempiamo le case.

Lo svuotamento e l’alleggerimento non sono che un passaggio alla fine del quale troveremo, auspicabilmente, uno stile di vita meno materialista e più spirituale.

Essere minimalista infatti non significa, come osservo in molti social, vivere in case asettiche e bianche in stile scandinavo, ma significa imparare a fare a meno di tutto ciò che ci tira in basso (badate, senza ridursi a vivere miseramente!). Essere veri minimalisti significa alzare gli occhi in alto e verso le persone che amiamo.

Lasciare andare diventerà un mantra di vita, il distacco e la leggerezza il mezzo per evolverci. Il “gioco” di creare armadi capsula, cassetti organizzatissimi, superfici sgombre e outfit alla Steve Jobs non è che l’inizio dell’evoluzione. Non mi aspetto che tutti capiscano e improvvisamente si rendano conto che sfoggiare loghi e marchi non ci rende persone migliori o che tutti smettano di volere sempre di più come riempitivo di un’anima persa e superficiale. Sto semplicemente dicendo che non basta vivere con quattro cose per definirsi minimalisti. La vera differenza sta nello smettere di desiderare.

Non diventeremo monaci buddisti praticanti in uno schiocco di di dita. Ma senza l’abbandono del desiderio rimarremo sempre solo persone che se la cavano con qualche oggetto in meno degli altri. Nella vita non si smette mai di cercare e migliorarsi, e questo ambito merita una profonda riflessione. E voi cosa ne pensate? Buona domenica!

Essere sexy

Recentemente sono rimasta colpita da una pubblicità che passa in televisione. Non che sia la prima volta che si sente incitare una donna a essere più sexy. Quasi mai si parla di un uomo, in genere sono le donne che devono trasformarsi in bocconcini sessuali.

La pubblicità di per se è simpatica, c’è una bella ragazzotta curvy, che gioca con un mascara e alla fine della pubblicità dice “i’m sexy… I’m **** (non intendo affatto pubblicizzare quel marchio), associando il fatto di essere sessualmente appetibile al fatto di indossare quel mascara.

Io non sono una fervente femminista, ma mi chiedo per quale motivo una donna debba a tutti i costi basare la sua autostima sul fatto di essere in cima alla lista di quelle da portare a letto. Perché di fatto il problema è quello… Acquistare qualcosa, vestirsi in un determinato modo, truccarsi e apparire in maniera da migliorare la propria appetibilità. Siamo davvero così insicure? Il sesso è davvero così importante, tanto da essere usato come specchietto per le allodole per vendere? Evidentemente sì.

Sono stata protagonista di recente di accese discussioni sull’abbigliamento e su quanto siamo condizionati dall’apparire in un modo piuttosto che in un altro. Forse sono immune a questo tipo di problematiche, magari non del tutto, ma non credo di dover nulla a nessuno nelle mie scelte estetiche.

Allo stesso modo non vorrei mai che qualcuno mi scegliesse, ora non più dato che sono felicemente sposata, solo perché mi trova sexy. Non ho mai passato molto tempo a truccarmi o a pettinarmi, né ad agghindarmi in modo da mettere in bella mostra la mercanzia. Non mi interessa essere un oggetto. Non sono indifferente alla bellezza, ma è ciò che c’è dietro la maschera che mi prende.

Ho la presunzione di definirmi prima di tutto una mente, piuttosto che un corpo. Eppure vedo tantissima insicurezza intorno a me. Vedo tantissime donne cui manca soltanto la scritta “vendesi” stampata sulla maglietta. Tanto vuoto e tanta disperazione.

So che le mie parole sono pesanti, può darsi che quelli che lavorano nel campo dell’estetica e in parte anche della moda trovino offensive le mie affermazioni. Ma tant’è, e preferisco decisamente sentirmi dire di non essere fisicamente attraente, piuttosto che rinunciare a sentirmi dire di avere una bella testa.

Quindi no, non comprerò quel mascara perché non ho bisogno di sentirmi sexy. Non comprerò quel mascara, perché veicola un messaggio sbagliato. La cura personale deve essere prima di tutto un gesto di rispetto per se stessi, non una disperata richiesta di attenzione.

Vita di campagna

Passeggiando tra le vigne

Questo weekend sono stata in Veneto a trovare i parenti di mio marito. Me ne sono andata a malincuore, con l’anima gonfia di belle emozioni. Ho avuto modo di riflettere molto sullo stile di vita che conducono a queste persone: grandi lavoratori, grandi amanti della vita.

Dalle nostre parti, qui in Lombardia, siamo abituati ad una vita frenetica, ma a tratti sterile, fatta di mille impegni, dove però si perde il contatto con l’essenza della vita stessa.

Ci riempiamo la bocca e l’agenda, vantandoci di avere centomila cose da fare, tra corsi e lezioni per i bambini, ma finiti quelli siamo abituati a rinchiuderci in casa, barricati nel nostro perimetro. Quando va bene ci vediamo per una pizza con una coppia di amici il sabato sera.

Quello che ho assaggiato questo weekend ha il sapore della felicità: sveglia all’alba per lavorare le vigne, o per mandare avanti un’officina di successo. La sera però nessuno impedisce di ritrovarsi tutti insieme, e quando dico tutti insieme si parla di tavolata di 20 persone di tutte le età, per bere uno spritz e cenare a suon di soppressa scherzando e ridendo di cuore.

La vita semplice, la vita di campagna, è quella che ancora riesce a scaldarti l’anima, quella che ti dimostra che non c’è età per essere felici, e non c’è artificio o agenda eccessivamente affollata che tenga di fronte ai piaceri genuini, quei piaceri per cui non serve un portafoglio straripante, ma solo tanta voglia di condividere e di stare insieme, che noi dimentichiamo troppo spesso.

In Veneto, dalla mia famiglia acquisita, ho visto cosa significa fare comunità: poter contare uno sull’altro, sentirsi dire “qualsiasi cosa tu abbia bisogno io ci sono“. Trovare sempre la porta aperta, con un bicchiere di vino sulla tavola. Persone che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera per lavorare e che mostrano con fierezza il frutto di una vita di impegno.

Sarò romantica, un po’ all’antica, ma sento molta più vicinanza con queste persone che con tante delle conoscenze che ho qui a casa. Forse perché le radici nella mia famiglia affondano in una terra non troppo lontana da quella di mio marito.

Respira

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In questo periodo, da circa un mese ho ricominciato a praticare Yoga. Assiduamente, ogni giorno, sempre più intensamente.

Di questa disciplina amo il beneficio che sento nel mio corpo a fine pratica. Sento la la flessibilità, la potenza e una sorta di euforia che rimane addosso, nonostante la fatica.

Alla base di tutto però ci sta solo una cosa: il respiro.

Respirare è la “molecola” che costruisce ogni cosa. E’ un atto elementare. Ma nella sua semplicità riesce a governare nel bene o nel male il nostro stato fisico e mentale.

Quando sei in ansia respiri superficialmente. Manca l’aria.

Quando sei rilassato invece le inspirazioni sono più basse e profonde nella pancia.

Sembra banale, ma cambia tutto. Il modo in cui respiriamo esprime i nostri sentimenti. I nostri sentimenti parlano attraverso il respiro.

Per una pratica Yoga basta poco. In realtà è sufficiente il tuo corpo e se vuoi un tappetino. Nessuna palestra o strumento tecnologico. Nessuna musica martellante né istruttori sudati che ti urlano cosa fare. E’ un esercizio estremamente minimale, ma di una potenza che ti cambia la vita.

Prova! Sdraiati. Metti una mano sulla pancia e una sul cuore. Svuota la mente e ascolta solo il flusso d’aria che come un’onda del mare va avanti e indietro dentro di te.

Rimani quanto vuoi.

Respira

Le mie vacanze

Costa Azzurra, vacanze 2020, estate sottotono per via di tutte queste mascherine e questo gel disinfettante. La gente che ha paura di tossire in pubblico e la gente che non mette le protezioni nemmeno in mezzo alla calca.

Ma come tutti gli anni una cosa non cambia, lo sfarzo, le auto di lusso, le ville con piscina a picco sul mare, le cene a lume di candela in ristoranti “leccati” con donne tutte botox e lustrini.

A questo si contrappone la bellezza prepotente della natura e del mare, le colline verdi e le rocce rossastre e gialle. La canicola e la brezza, i panorami che si aprono all’improvviso togliendo il fiato. Ogni volta che vengo qui amore e odio si combattono aspramente, lasciandomi esausta, ma sempre desiderosa di tornare.

Non sono una delle persone che ambisce a spendere una mensilità in champagne e frutti di mare o facendo il pieno ad un suv di alta gamma, perché la mia Peugeottina mi basta per arrampicarsi su e giù per le colline, i tornanti e le viuzze bordate di plumbago. Mi vesto sportiva quest’anno, non mi interessa di sfoggiare abiti firmati o bikini da influencer (anche perché il mio fisico non me lo permette). Scarpe da ginnastica leggere e comode sono quello che serve per gironzolare per le strade assolate.

Il minimalismo mi ha insegnato a godere della vita, al di la di quello che ti vogliono far credere che serva per vivere a pieno. Mi rendo conto che essere a spasso per località turistiche alla moda sia un invito a spendere, tra una vetrina di vestiti svolazzanti e una bancarella di prodotti tipici, ma ho imparato a moderarmi.

Compro qualcosa, ma riesco serenamente a dire di no a tanto altro. Non voglio fare i conti col senso di colpa e so di non aver bisogno di niente.

Non provo invidia per i ricchi che vivono o vengono in vacanza in Costa Azzurra. Non mi interessano le loro barche smisurate o i loro suv ingombranti.

Io, mio marito e il nostro Labrador insieme siamo tutto quello che mi da pace. La mia anima è in pace. Il lusso è riempirsi la bocca di buon cibo e gli occhi del blu di mare e cielo.

Avere di più, sempre di più, non sarà abbastanza. Ma se impariamo a rinunciare, a non desiderare, a guardare oltre, potremo davvero arrivare ovunque. Le cose importanti della vita non sono a misura di portafoglio.