In-dipendenza

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Ci sono momenti cruciali nella vita di una persona. Io credo di essere nel mezzo di uno di questi.

Alleggerire il mio bagaglio è coinciso col tranciare lentamente ma inesorabilmente il cordone ombelicale che mi teneva ancorata al passato, cercando tra le scatole in cantina la mia via. Sono fermamente convinta che i due sentimenti siano cresciuti parallelamente, che ci sia uno stretto legame tra il bisogno di lasciare andare quello che non concerne più il percorso attuale e una nuova fase della mia crescita personale. Più precisamente, fare piazza pulita della mia condizione precedente per aprire la porta alla persona che sto diventando.

Ho sempre avuto un rapporto di dipendenza emotiva con mio padre, ma la vita ora mi ha messa davanti ad un bivio: continuare ad essere figlia a 36 anni o fare il mio debutto sul palco del mondo. Può suonare strano, detto da una adulta che dovrebbe aver già fatto famiglia e avere un lavoro stabile (quanto sono patetici i cliché), ma così è stato per me, quindi non posso che prenderne atto.

La cosa bella è che è stato il bisogno di minimalismo e di liberazione a indicarmi la strada. Anzi, in un momento di confusione totale, è stato il faro che ha illuminato ciò che io non riuscivo a vedere. Sembrava infatti ad occhi estranei che tentare di svuotare casa da tutto ciò che fosse inutile o superato fosse solo l’ennesimo capriccio di una ragazzina viziata, ma ad una attenta analisi si può comprendere come io stia cercando di estraniarmi da una vita che non mi appartiene più e con essa dei suoi orpelli, cimeli e cianfrusaglie.

Non biasimo quindi chi non capisce, perché diventare minimalisti è un percorso profondo e intimo e non una stupida moda come pensano alcune persone un po’ superficiali. Non si tratta soltanto di arrotolare le magliette o comprare decine di contenitori all’Ikea: si tratta di individuare gli oggetti e gli ambiti che non si adattano più alla persona che stiamo diventando per poi accompagnarli alla porta.

Nudi e svuotati infine, lasceremo entrare, solo se lo vorremo, aria nuova e nuove avventure, proprio come sta accadendo a me.

Sul matrimonio

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Diventare minimalista è un percorso straordinario, di cui la liberazione dagli oggetti fisici è solo un passaggio. L’alleggerimento del nostro carico materiale ci permette di entrare a contatto con tutto quello che quelle cose mascheravano. E’ come prendere un anestetico e buttarlo nella spazzatura, decisi, forse un po’ incoscienti, a far luce su quello che ci accade dentro.

Mi sono sposata l’anno scorso, a 35 anni. Prima dell’uomo con cui ho deciso di passare il resto della mia vita (anche questa è una scelta irrazionale, che a pensarci bene sfugge dalla nostra portata) ho avuto diverse esperienze, tutte bene o male conclusesi disastrosamente. Poi è arrivato Fabio, in un momento in cui tutte le carte erano sparse sul tavolo, una storia di 9 anni e mezzo era dolorosamente e giustamente finita e io non sapevo ancora, a 30 anni dove sbattere la testa. L’idea era quella di mettermi su un aereo e andare a fare volontariato in Sud America. In quel momento avrei dovuto riappropriarmi di me stessa, dopo che avevo sempre cercato in qualcun altro l’indirizzo da seguire, dopo aver affidato alle persone che avevo inseguito la chiave della mia sanità mentale.

Ho conosciuto Fabio mentre testa e cuore si facevano la guerra in una situazione sentimentale totalmente fallimentare e distruttiva. Ho deciso di dargli una possibilità. Con lui le cose sono diverse. Con lui sto bene. Non c’è quell’eccesso, quel fragore, lacrime e tormenti che hanno caratterizzato le mie relazioni passate. Con lui c’è la pace. E per quanto siamo una coppia di quelle esplosive, so che lui è quello giusto, con cui gli ingranaggi girano senza sforzare.

Il mio percorso attuale (son passati 3 anni dalla mia prima lettura sul minimalismo, eppure sembra ieri) spinge per scelte individualiste, perché il minimalismo porta a concentrarci su quello che realmente si adatta a noi e a noi soltanto, ma io voglio mio marito sulla barca con cui attraverso la mia esistenza. Mi sento amata, mi sento accolta e libera di espormi per la prima volta nella mia vita.

Il minimalismo porta a diventare estremamente selettivi. Ci insegna a mettere nello zaino solo quello che migliora le cose. Il matrimonio non deve essere altro che questo. Un valore aggiunto, qualcosa di cui potremmo fare a meno, senza il quale però manca quel sale, con cui la nostra vita fatta di intenzione, scelte accurate e scoperte illuminanti non avrebbe lo stesso sapore.

Allora scegliete bene, siate minuziosi, ma non rinunciate all’amore per egoismo o per paura di non esser capaci di scendere a compromessi. Da soli può esserci libertà estrema, ma non potete sapere se la persona giusta accanto possa o non possa diventare l’accelerante per il fuoco che illuminerà la vostra vita.