“Piccolo spazio pubblicità”

Con il contributo di Fabio Grimi

Photo by Artem Beliaikin on Pexels.com

“Compra X e sarai più figo!”

“Senza Y non sei all’altezza del mondo di oggi!”

“Con Z le donne ti cadranno ai piedi” e “con ZX potrai finalmente fermare il tempo!”

Vivere oggi significa dribblare tra una pubblicità e l’altra, significa combattere una guerra contro professionisti che studiano come indurci il bisogno di qualcosa che di per sé è semplicemente inutile.

La psicologia della pubblicità è l’acerrimo nemico di ogni aspirante minimalista, perché vuole minare proprio quella volontà di resistere che cerchiamo duramente di erigere a scudo, quando intorno a noi tutto grida alla spesa incontrollata e all’accumulo morboso di averi di ogni tipo.

Ecco allora che le catene di abbigliamento vomitano nuove collezioni di vestiti ogni settimana (questo è il fast fashion), ogni 1-2 anni viene forgiato un nuovo modello di iPhone, ogni stagione cambia il colore pantone di tendenza e ogni natale la tonalità dell’albero e delle decorazioni. La tecnologia si evolve tanto velocemente, quanto aumenta l’obsolescenza programmata dei suoi prodotti. E’ una lotta ad armi impari tra chi produce e vende e chi spende per comprare, perché chi vuole possedere meno è visto come strano, alternativo, un po’ sfigato.

Una delle cose che ci ha fregato di più è stata toglierci la possibilità di far sedimentare un idea d’acquisto. Con l’E-Commerce lo spazio tra idea, desiderio, attesa e acquisto si è azzerata contribuendo in maniera formidabile alla spese compulsive.

Il compito della psicologia della pubblicità è sedurre, trasformare la merce in un feticcio irrinunciabile, un idolo da desiderare e adorare, qualcosa da avere e senza il quale ci sentiamo svantaggiati e incompleti.

Ultimo ritrovato del subdolo meccanismo, che incide principalmente sulle menti più fragili, è vestire delle bambole (o bambolotti) con abiti che diventano culto ed evaporano dagli scaffali nel giro di ore. Gli influencer propinano come cool vestiti, make-up, cosmetici, articoli di elettronica, accessori, videogiochi, auto e trovano schiere di seguaci pronte ad obbedire, mentre loro si arricchiscono divertendosi. Quanta tristezza in tutto questo!

E’ difficile combattere contro la pubblicità, ci vuole una forte consapevolezza di quelli che sono i nostri reali bisogni a fronte di quelli indotti e creati da zero alle nostre spalle. La nostra arma è il consumo critico, che si oppone al consumo compulsivo, e che attraverso la sensibilità personale e la cultura, nonché canali di produzione e vendita meno aggressivi e scellerati, permette di ridimensionare ciò che consumiamo e il nostro impatto ambientale e sociale.

I minimalisti possono fare la loro parte in questo processo, sconfiggendo la bramosia di possedere e acquistare, elevandosi sopra al falso conforto del possesso materiale, offrendo gentilmente il proprio esempio con vite piene di emozioni ed esperienze, piuttosto che di cose. E’ una battaglia impegnativa, un Davide contro Golia, ma non possiamo lascia nulla di intentato, se non vogliamo che la nostra capacità critica venga infine annientata dal potere di un buon apparato di marketing.

E ricordate: Se non lo acquistate, è scontato al 100%!